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Spina calcaneare

UNA VISIONE IN CHIAVE POSTURALE

Fastidioso, noioso, a volte insopportabile e invalidante nel camminare: ecco come si presenta il dolore dato dalla  Spina Calcaneare! Si tratta di una esostosi, ovvero una escrescenza ossea nell’area del calcagno, in corrispondenza del punto in cui si inserisce il legamento longitudinale del piede.

spina calcaneare 1 spina calcaneare 2



 

 

 

 

 


Quando un’area del corpo viene colpita dal dolore, si è soliti pensare che la causa sia proprio dove il dolore è “improvvisamente “ comparso; di conseguenza, la tendenza è agire su quel distretto con vari approcci, dal farmaco antinfiammatorio, alla laser terapia, alle onde d’urto, tecarterapia, etc…

L’approccio posturologico considera l’area del dolore (a meno che ci sia stato un trauma diretto) come la vittima finale si uno squilibrio posturale. E’ d’obbligo quindi indagare gli eventi perturbatori-traumatici accaduti durante la vita del paziente che possano essere responsabili dell’alterazione posturale e del successivo emergere del dolore.

Quando si parla di Spina Calcaneare si parla di Piede, unico elemento a contatto con il suolo, dotato di componente motoria e sensitiva; esso si adatta ad ogni perturbazione derivante dai distretti corporei superiori.

E’ facile e interessante verificare quanto appena esposto: mettetevi in stazione eretta a piedi uniti, ascoltando l’appoggio dei piedi.

Provate poi a:

·         Irrigidire/ anteporre o retroporre collo e testa e ascoltare come varia l’appoggio dei piedi a terra…

·         Irrigidire/anteporre o retroporre una spalla…

·         Spostare di poco il tronco da un lato…

·         Se si vuole capire ed ascoltare come varia l’appoggio dei piedi più “nel sottile”, alla minima perturbazione posturale, provare a rallentare il respiro, la funzione diaframmatica e ascoltando sempre l’appoggio dei piedi; provare a spostare gli occhi e/o la lingua da un lato…

I piedi, sono sempre “in ascolto”!

Provate ad ascoltare come si comportano i piedi camminando con la testa inclinata a 45° e/o con gli occhi chiusi: i piedi divengono ancor più attenti strumenti di indagine/esplorazione del suolo, dinamici ed efficaci nell’essere pronti a compensare la minima perturbazione che incontrano sul terreno e/o il minimo squilibrio posturale.

I piedi, capolavoro unico di bio-meccanica (26 ossa, 33 articolazioni, 114 legamenti, 20 muscoli), interagiscono con la funzione visiva e il vestibolo e sono connessi con il resto del corpo grazie alle catene miofasciali; si adattano quindi agli squilibri dell’apparato odontostomatognatico, degli occhi, del vestibolo, dei visceri, della cute (cicatrici), etc.

Una rilevanza particolare assume il ruolo del bacino: “assorbitore e smistatore” di forze tensive ascendenti e discendenti cerca in primo luogo di “attutire, smorzare” tali tensioni al fine di limitare la loro migrazione cranialmente o caudalmente per proteggere recettori fondamentali (vestibolare, uditivo, visivo e podalico). In questo ruolo di “protettore” è insita però (tutto ha un prezzo) l’alterazione del suo equilibrio fisiologico e delle sue simmetrie anatomiche. Grazie ai possibili  compensi generati dalle complesse articolazioni che lo compongono, diverrà nel tempo causa di problematiche future nell’area di sua appartenenza o in aree del corpo più o meno vicine/distanti.

“Ogni compenso attuato nel presente, causerà inevitabilmente una problematica nel futuro” (D. Raggi)

Il suo assetto simmetrico, o asimmetrico risulta essere quindi fondamentale per la trasmissione delle tensioni lungo gli arti inferiori fino ad arrivare al piede.

Ecco che asimmetrie del bacino che sempre si riscontrano in caso di alterazione posturale (dovuta ad un vecchio trauma al bacino o derivanti da problematiche ascendenti o discendenti) possono riflettersi, atraverso le catene miofasciali fino al piede, alterandone l’appoggio al suolo generando sovraccarichi articolari, coinvolgendo una o diverse componenti muscolo-scheletriche del piede, calcagno compreso.

spina calcaneare 3


Anche la Spina calcaneare quindi, deve essere a questo punto considerata in un quadro ben più ampio.

In un approccio globale, come per ogni altra problematica osteo-muscolo-articolare si deve tener conto quindi della personale ed unica “time-line” ( cronostoria degli eventi perturbatori, quali traumi fisici e/o emozionali, problematiche occlusali, deglutitorie, viscerali, cicatriziali, etc), di test statici e dìnamici clinici e strumentali che possano indirizzare alla ricerca della causa.

Il Metodo Raggi non agisce direttamente sulla problematica della Spina Calcaneare (effetto) ma ricerca la/le causa/e e crea protocolli di intervento adattati alla condizione posturale del paziente.

Nessun protocollo fisso!

Il Metodo, agisce attraverso  diverse ed efficaci posture decompensate “attraversate” da un particolare respiro tecnico. Tali posture, hanno come scopo la detensione, il riequilibrio tensivo delle ipertonie delle catene responsabili dell’esostosi creatasi sul calcagno. Fondamentale poi, anche l’aspetto  funzionale prorpiocettivo non solo del piede ma di ogni singolo anello/distretto/area coinvolta nell’adattamento antalgico.  

Di seduta in seduta il paziente può apprezzare la diminuzione del dolore, il recupero dell’elasticità e mobilità ridotta a causa del dolore, il minor dispendio energetico nell’esecuzione dei gesti quotidiani e/o sportivi.  

Prof. Roberto Bono

 -Posturologo-